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SETTE RITI TIBETANI ELISIR

Hatha Yoga, cristianesimo mistico e creatività per l’unione con il Sé

Avvolti nel segreto dei monasteri tibetani, i Sette Riti (e non cinque!) sono dinamiche selettive di Hatha Yoga, tradizionalmente considerati una fonte di eterna giovinezza. Ma cosa significa, in senso iniziatico, l’eterna giovinezza? Immortalità.

Non come perpetuazione del corpo biologico, bensì come continuità di coscienza: l’edificazione, nel qui e ora, di un corpo glorioso e di luce, resa possibile dall’evoluzione della coscienza e, di conseguenza, della morale.

 

Il testo che ha reso celebre questa sequenza è il libro di Peter Kelder (verosimilmente uno pseudonimo), pubblicato e diffuso con il titolo I Cinque Tibetani. Il suo straordinario successo editoriale ha contribuito in modo decisivo alla diffusione globale di questo yoga dinamico. Proprio tale successo ha però favorito una trasmissione parziale dell’insegnamento, orientata prevalentemente agli effetti benefici e vitali dei primi cinque Riti, lasciando in ombra il nucleo più riservato e iniziatico.

 

Nel tempo si è così affermata un’interpretazione più accessibile della pratica, centrata su benefici quali:

 

– incremento di flessibilità e tono muscolare
– sostegno alla vitalità e al benessere generale
– riequilibrio del metabolismo energetico
– armonizzazione del sistema endocrino
– attivazione e bilanciamento dei centri energetici (chakra)
– miglioramento di coordinazione, concentrazione e stabilità emotiva

 

Sull’elisir di lunga vita, Kelder dice poco, o meglio: lo riserva ai “perfetti”, ossia a coloro che possono permettersi di operare una trasmutazione dell’energia sessuale o procreativa in energia cre-attiva. Questo aspetto, corrispondente al Sesto Rito, è stato in larga parte tralasciato nella divulgazione moderna.

 

In tale prospettiva, i Sette Riti Tibetani si configurano come uno Yoga della Trasmutazione Sessuale, una pratica rigenerativa che consente di riattivare, in senso simbolico e operativo, l’accesso all’Albero della Vita.

 

Gli insegnamenti che condivido intrecciano diverse tradizioni di conoscenza – dal Buddhismo alla Teosofia, da Rudolf Steiner alla tradizione Rosacrociana del cristianesimo mistico – nella convinzione che la Verità non appartenga a un unico sentiero, ma si manifesti attraverso molteplici forme, adattandosi alla sensibilità e al tempo interiore di ciascuno.

 

Accedere all’Albero della Vita non significa forzare specifiche pratiche yogiche, né indurre artificialmente l’ascesa dell’energia kundalini nel cosiddetto “Golgotha” o luogo del cranio. Si tratta piuttosto di un processo graduale, nel quale la coscienza evolve nel tempo, secondo i ritmi propri di ogni individuo, fino all’incontro diretto con il Maestro Interno. L’Istruttore.

 

Il maschile qui adottato è una semplice convenzione linguistica. Il principio cui si fa riferimento non è legato al genere, bensì a una Voce interiore che trascende la dualità e lo spazio-tempo, tradizionalmente rappresentata dall’Immagine androgina.

 

I percorsi – disponibili in presenza e online – hanno l’obiettivo di accompagnare il praticante verso la Presenza e l’Allineamento Interiore, integrando, ove necessario, indicazioni pratiche di rieducazione posturale e di tonificazione, fondate su una competenza professionale maturata nel tempo.

 

Ogni mese propongo un Workshop Mensile: un incontro tematico in presenza, pensato come spazio di approfondimento e di pratica guidata, con la possibilità di integrazione a distanza attraverso il Quaderno di Studi The Golden Door.