SETTE RITI TIBETANI: LA MIA VIA
Pratica, studio, ricerca e insegnamento dal 1996
La MYA storia
con i Riti Tibetani
Ho incontrato i Sette Riti Tibetani – spesso divulgati come I Cinque Tibetani – nel 1996, quando insegnavo diverse discipline in centri sportivi svizzeri.
Un gruppo mi chiese di guidare un corso perché la loro insegnante stava partendo per l’India; mi misero in mano il libro I cinque tibetani. Inizialmente rifiutai: ero consapevole che questi “rituali” non si improvvisano, nonostante l’apparente semplicità degli esercizi descritti da Peter Kelder.
Nei mesi successivi ho praticato da sola con rigore, sperimentando sul mio corpo e applicando le mie conoscenze di biomeccanica del movimento. Ho annotato scrupolosamente i cambiamenti psicofisici e la qualità della disciplina richiesta. Solo dopo un anno di pratica costante mi sono sentita pronta a trasmettere questo metodo dinamico a un primo gruppo di volontari, avviando un corso sperimentale chiamato ChakrasGym.
In quel primo periodo praticavamo i Riti in gruppo più volte a settimana e, nei giorni intermedi, con sessioni individuali. Seguivano momenti di confronto, studio dei chakra e un diario personale per osservare progressi, ricorrenze interiori e riflessi nella vita quotidiana. I risultati furono notevoli e ne conservo un ricordo vivido. Una particolarità di quel primo gruppo è che era composto solo da donne: un dato che, nel tempo, mi ha aiutata a riflettere con più precisione sulle differenze di approccio e sulle condizioni interiori necessarie alla pratica profonda.
La questione dei “Cinque” e il nucleo dei “Sette”
Il libro che ha reso popolare questa sequenza – proprio perché accessibile – ha contribuito a una diffusione globale dei Riti in forma spesso ridotta.
La divulgazione moderna si è concentrata prevalentemente sui benefici dei primi cinque Riti: benessere generale, vitalità, flessibilità, tono, equilibrio e centratura. Questa lettura è reale e utile, ma non esaurisce l’insegnamento.
Esiste infatti un livello più riservato e iniziatico, spesso trascurato: il Sesto Rito, collegato alla trasmutazione dell’energia sessuale/procreativa in energia creativa e cosciente. In questa prospettiva, i Sette Riti rivelano la loro natura completa: una disciplina che educa a riconoscere gli impulsi, evitare dispersioni e orientare la forza vitale verso un surplus creativo e interiore.
Per me la sessualità non è “negativa”. Il punto è acquisire consapevolezza della propria passionalità e dei propri eccessi: senza questo lavoro, l’energia tende a scorrere in modo automatico, verso l’esterno o verso l’alto (tiroide-ipofisi-epifisi).
La pratica, invece, insegna a trasformare l’istinto in continuità di coscienza, edificando un corpo sottile e consapevole.
Un metodo non improvvisato: continuità, respiro, precisione
Col tempo ho visto che il Sesto Rito è profondamente personale: ciò che si trasmuta e come lo si percepisce varia da individuo a individuo, nel corpo e nella psiche. Nella mia esperienza, la continuità della sequenza e la qualità del respiro sono determinanti: il lavoro non è “fare esercizi”, ma costruire progressivamente un assetto in cui energia, attenzione e disciplina convergono. Ho sperimentato anche l’alternanza dei Riti con altre pratiche yoga, pilates e stretching, ottenendo benefici sul benessere generale, sull’elasticità e sulla qualità ciclica femminile; tuttavia, la dimensione specifica della trasmutazione richiede condizioni precise: una reale energia vitale da riconvertire, gradualità, costanza, ascolto e un chiaro orientamento spirituale.
La certificazione: una formalizzazione successiva, non l’inizio della competenza
Quando ho iniziato (1996) non esisteva ancora una certificazione Yoga specifica per i Sette Riti Tibetani: l’insegnamento circolava soprattutto in forma divulgativa e sperimentale. Ho iniziato a insegnare i Riti applicando metodo, biomeccanica e osservazione rigorosa, sostenuta dalla mia formazione come Specialista per la promozione dell’attività fisica e della salute con attestato federale (settore allenamento fitness e di salute), dopo un anno di pratica costante e sperimentazione diretta.
Il riconoscimento formale è arrivato anni dopo, con Silvia Salvarani, che nel 2017 ottenne da Progetto Italia il titolo di Maestra Yoga dei Sette Riti Tibetani, aprendo la via a una certificazione didattica strutturata.
Arte, ricerca e cristianesimo mistico
Parallelamente al lavoro nei centri fitness e di medicina sportiva, ho sviluppato una ricerca artistico-spirituale che continua tuttora: l’insegnamento dei Sette Riti Tibetani e l’operare creativo procedono come un’unica via.
La mia ricerca spirituale è principalmente incentrata sul cristianesimo mistico rosacrociano di Max Heindel, in dialogo con la Teosofia e con Rudolf Steiner. L’intera ricerca, in aggiornamento continuo, è raccolta su www.myalurgo.art e liberamente scaricabile in formato PDF.
Oggi continuo a considerare i Sette Riti una risorsa preziosa per chiunque desideri un cammino serio: una disciplina che lavora sul corpo, sull’energia e sulla coscienza. I benefici visibili sulla vitalità sono spesso evidenti, ma la trasformazione più radicale riguarda la capacità di non disperdere l’energia creativa e di orientarla: dalla materia all’eterico, dall’emozionale al mentale, fino all’anima, intesa come essenza che nutre lo SPIRITO in noi.